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copertina BINI & affini. Storia di famiglie

BINI & affini. Storia di famiglie

di Dario e Giuliano Bini

I “Nostri”, li chiamiamo così senza alcun cognome, sembrano trovare origine da un unico ceppo famigliare che, nel corso del Cinquecento e per pochi decenni, assunse prima la forma cognominale Silvestri, diversificandola in seguito con quelle ora esistenti di Bini e Fabbro. Prima di quel secolo, sebbene esistano vaghi indizi più antichi, non troviamo sicuri riferimenti a un cognome e conseguentemente a una comune ascendenza, ciò ha condizionato pesantemente la possibilità di avanzare e progredire nella genealogia.

Tutti vorremmo conoscere le nostre origini come nella tradizione ebraica, quella che abbiamo appreso dalla Bibbia: “Gioatam generò Achas; e Achas generò…”, con una sequenza di ascendenti che ci potrebbe portare passo dopo passo ad Adamo ed Eva.

La gran parte di noi invece sa ben poco su chi lo precedette nella vita e nella storia; in quattro o cinque generazioni comunemente si esaurisce la lista nota dei nostri antenati. Le memorie della famiglia ben presto sfumano e ogni attenzione alle origini si riversa nel rincorrere tracce d'antichità in presunte quanto improbabili nobiltà, sempre dotate di ricche quanto costose genealogie, o rifugiandosi in dubbie provenienze forestiere che affidano al mistero le radici di una condizione ritenuta altrimenti troppo modesta o banale.

Nobili o forestieri, questa è la condizione richiesta, ma di norma invece siamo tutti autentici popolari che inoltre, comunemente, dovremmo affermare con convinzione, come il servaggio del Pascarella: “... de dove sêmo? Sémo de qui,- ....

La famiglia che indaghiamo è proprio de qui, di Palazzolo, o lo è almeno da quando per lei è storia. Un ramo, in tempi lontani, si trasferì a San Giorgio di Nogaro, creandoci disguidi genealogici con i Bini di Chiarisacco e poi coi Bin della Terra della Tisana, altri, ma non è detto fossero dei Nostri, risiedettero a Muzzana, Piancada e Pocenia, altri ancora emigrarono in vari luoghi in tempi recenti, ma i più sono rimasti sempre qui nella terra dei padri.

(Dal Preambolo dell'opera).