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La Vita Cattolica

Edizione di mercoledì 10 febbraio 2021

Rubrica Culture della Rivista La Vita Cattolica

LA RICERCA: Sono oltre 400 gli edifici sacri censiti lungo il fiume friulano. Un libro di Enrico Fantin e Roberto Tirelli li racconta

Il Tagliamento e le sue chiese

la chiesa di Canussio

C’è modo e modo di vedere il Tagliamento, «la grondaia del Friuli» diceva il pittore Mario Micossi. Per molti secoli il fiume fu il tumultuoso allagatore della pianura a sud di Codroipo e la via del legname della Carnia che fluitava verso l’Adriatico e l’insaziabile Venezia. Per Napoleone, in secca, fu un ideale campo di battaglia (1797); per Cadorna, in piena, un provvidenziale ostacolo contro la travolgente avanzata austro-tedesca (1917); per gli aviatori americani la traccia geologica che a nord dell’Adriatico indicava l’Austria e il Reich da bombardare nel 1944-45. Nel 2006 Enrico Fantin e Roberto Tirelli lo videro come il fiume della fede religiosa e hanno composto e pubblicato un catalogo intitolato «Le chiese lungo il Tagliamento», riproposto in ristampa nel difficile autunno 2020.

Il libro, edito da «la bassa» di Latisana, la rivista che da mezzo secolo opera per raccontare il passato di un’area piuttosto negletta dagli storici del Friuli, è uno schedario molto illustrato di un fiume che scorre fra due file di duomi, parrocchiali, chiesette votive, sacelli, edifici eretti anche sulle rive nonostante l’evidente pericolosità della nostra «grondaia».

Per la ricerca i due Autori sono usciti dal territorio normalmente focalizzato dalla rivista, ovvero la bassa pianura, per seguire il corso del fiume dalla sorgente alla foce, cioè da San Floriano a Forni di Sopra a Santa Maria di Lignano. Fra i due estremi molti altri sono i gioielli illustrati nel libro (bastano i nomi di Venzone, Gemona, San Daniele, Spilimbergo), ma spesso i rifacimenti non sono degni degli originali; citeremo, ad esempio, la chiesa di Canussio, che ha preso il posto dell’edificio cinquecentesco, stilisticamente affine alla pieve matrice di Madrisio, e ad altri sacri edifici di Rivignano, Roveredo di Varmo, Chiarmacis, Santa Marizza … e qui il terremoto non c’entra! Il libro di Fantin e Tirelli è dotato di un’ampia bibliografia, che permette di approfondire le conoscenze su un singolo “oggetto” e talvolta di allargare lo sguardo sul territorio. Santa Sabida, ad esempio, piccola ancona di Fraforeano, eretta a pochi metri dal fiume, rinvia a «Sante Sabide. Studio storico- liturgico sulle cappelle omonime del Friuli» di Guglielmo Biasutti. Si scopre così che quel sacello non è un episodio isolato ma una delle tessere che dimostrano l’esistenza di un antico mosaico cultuale. Davvero impressionante il numero degli edifici sacri inizialmente censiti (più di quattrocento), ridotti nel volume a centosettantadue anche per ragioni economiche: è un vero peccato, tuttavia, che le esclusioni, come il delizioso sacello neogotico nei campi di San Filippo o la cappella de Asarta di Fraforeano, non siano stati almeno elencati in fondo al volume.

Guardando la mappa delle chiese lungo il Tagliamento vien da chiedersi perché mai siano fitte soprattutto nel tratto più pericoloso, fra Codroipo e il mare, e perché i paesi non siano stati abbandonati dopo secoli di alluvioni, talvolta devastanti. Ce n’è uno, Rosa, che spazzato via da una piena sulla sponda sinistra, fu ricostruito, ancora a ridosso dell’alveo, sulla sponda destra! Per non parlare di Latisana e San Michele che stringono fra loro il fiume in un pericoloso abbraccio. Quell’acqua appare attrattiva, più che repulsiva! E allora si giustifica il motto dell’Associazione: «L’aga no ni divit».

Gianfranco Ellero