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Il Santo dei Miracoli

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"Il Santo dei Miracoli" Associazione Universale di Sant'antonio - Edizione febbraio 2021

A Latisana Antonio è circondato d'affetto

Il Taumaturgo godette di gran seguito a Latisana e la devozione fiorì così forte chele testimonianze perdurano ancora ai nostri giorni. Nella chiesetta a lui dedicata son conservati tesori d’arte

pala Jacopo e Domenico Tintoretto

Sant’Antonio di Padova avrà percorso il territorio latisanese? Documenti e tradizioni popolari non lo ricordano come invece fanno per Udine, Gemona, Cividale, Gorizia, Trieste, Pola, Parenzo. Potrebbe tuttavia aver utilizzato un piccolo naviglio a solcare il fiume Tagliamento, che a Latisana vantava un trafficato porto, per visitare, da provinciale del Nord Italia (1228-30), le località del Friuli ove sorgevano conventi francescani o con l’idea di fondarne altri, come a Gemona.

L’antonianista padre Vergilio Gamboso (1929—2011) afferma che «le popolazioni di questi centri, eccetto Udine, circondarono l’apostolo di venerazione affettuosa, disponibili a mettere in esecuzione i suoi desideri». La bontà di questa gente si manifesta ancor oggi, permeata com’è di sani princìpi cristiani introdotti, secondo memoria, dall’evangelizzazione di sant’Ermagora, primo vescovo di Aquileia, inviatovi dall’apostolo Pietro. Latisana appartenne al patriarcato di Aquileia, gloriosa città d’origine romana, patria di martiri e santi, poi a quello di Grado e dal 1818 alla diocesi di Udine.

Certo è che il Taumaturgo godette di gran seguito a Latisana e la devozione a lui attecchì così forte che le testimonianze perdurano ancora ai nostri giorni. Il parroco del duomo, monsignor Carlo Fant, disponibile, schietto e felice dei fedeli affidatiin dal Signore, afferma: «Qui ci teniamo molto a sant’Antonio, quasi più dei padovani. Guai a toccarcelo! Questa bellissima figura di apostolo è ricordata con sincera devozione da molta gente, benché non ci sia più quella serie di manifestazioni esteriori d’una volta, quali le processioni che resistono tuttavia in alcuni paesi. Non esiste luogo sacro delle cinque comunità a me affidate privo d’una statua al Santo».

Il Duomo di San Giovanni Battista

Chiesa Sant'Antonio Latisana

L’escursione agiografica in questa città di oltre 13.000 abitanti, che include le frazioni e località di Bevazzana, Crosere, Gorgo, Latisanotta, Paludo, Pertegada e Sabbionera, ci è stimolata da un lettore, Valerio Formentini che, assieme a monsignor Fant e a Enrico Fantin (ex presidente del Gruppo culturale “La Bassa”), ci aiuta a tessere notizie storiche.

Ci affidiamo a testimonianze veridiche per documenti, tralasciando l’antica devozione ad Antonio che si vive a Bevazzana e Sabbionera, per ché in edifici sacri titolati a Maria e posteriori nel culto antoniano a quello in Latisana.

«La chiesetta di Sant’Antonio di Padova, anticamente detta “Césa delle Mùneghe” - dice monsignor Fant — è il centro della devozione antoniana, praticata senza far troppo rumore, come nello stile dei friulani. Esistono ancora nelle campagne alcune vecchie immagini del Santo, segno della capillarità del ricorso a lui con la preghiera per ottenere la feracità deicampi. I fedeli continuano poi a invocare il Taumaturgo con il “Si quaeris”, e raccolgo ogni giorno testimonianza di molte persone che ottengono le grazie che cercavano, soprattutto oggetti perduti. Vengono a me chiedendo: “Don! Come sono le “Se queri?” e io ripeto loro la preghiera affiché la tengano magari a memoria, in vitandoli poi alla Confessione perché questo Sacramento forma i cristiani, come ha insegnato il Santo».

Nel Duomo, dedicato a San Giovanni Battista, non si nota l’effigie dedicata a Sant'Antonio. Eppure il Precursore di Cristo è “il prototipo dei predicatori”, tanto caro al Nostro. Un documento del 1767 tuttavia riporta: «Fu sostituito l’altare ligneo di Sant'Antonio di Padova con uno di pietra, finanziato dalla confraternita di San Nicolò», questi, forse, divenuto protettore “specializzato” d’una grossa fetta di cittadini praticanti barche e navigli.

Il primitivo Duomo è assai datato e risale al 1504 la sua prima notizia di carattere architettonico. Fu rimaneggiato più volte, soprattutto a fine XVII secolo quando Latisana conobbe il suo momento d’oro, vantando dieci confraternite e sette chiese consacrate dette “Septifanium”. Di quelle ne rimangono tre, fra cui quella ad Antonio e il numero primitivo è stato integrato dalla edificazione di altre quattro! Nell’attuale Duomo, colmo d’opere d’arte, molto ammirata è la pala del “Battesimo di Cristo”, autentica sinfonia di colori realizzata nel 1567 dal Veronese.

La chiesetta di Sant'Antonio

Preceduta da una piccola piazza, appare la chiesa di Sant'Antonio di Padova (dà il nome anche al rione), molto amata da latisanesi e visitatori e il cui gradimento è espresso pure in giudizi raccolti sui media. Ne riportiamo due: «La chiesetta di sant’Antonio delle monache è piccola e raccolta, ma molto bella», «Bella chiesa, molto caratteristica, ma la cosa più bella è il prete, bravissimo e assai gentile. Da andarci a pregare!».

L'edificio sacro conobbe nel tempo varie traversie, ruberie e soppressioni: la napoleonica, quella del Regno d’Italia e l’utilizzo a magazzino durante la Prima Guerra mondiale, tuttavia è risorto sempre più bello, con l'originale facciata di color giallo frammisto al bianco delle nervature, ingentilita da un portale marmoreo, da due finestrelle, da un ninnolo di rosoncino, dal timpano impadronito da tre settecentesche statue dell’Assunta e dei santi Antonio e Francesco. Il campanile (1923) con cupola a cipolla dai suoi tre bronzi chiama i fedeli alla preghiera dal 1685, anno in cui la comunità delle monache Terziarie Francescane vi costruì accanto il monastero.

pala Mattia Bortoloni

A darne l’avvio fu Elisabetta Gordino donando nel 1664 una cospicua somma per erigere l’altare a Sant'Antonio. «La devozione dei latisanesi a Sant'Antonio — scrive Vinicio Galasso — costituiva ormai un retaggio plurisecolare, attestato dalla presenza d’una confraternita intitolata a lui nel 1456 e dalla volontà popolare d’una chiesa espressa nel 1657». Le monache svolsero un’importante azione sociale ed educativa, curando poi la bellezza di questo gioiello e le funzioni religiose fino al 1810 quando, soppresse, il tutto tornò alla Diocesi udinese.

Molte le opere d’arte presenti nella chiesa edificata a semplice aula rettangolare. E dotata di tre altari in marmo policromo di fine ‘700, di cui i laterali dedicati all’Assunta e a San Luigi Gonzaga. Il maggiore mostra la notevole pala della “Sacra Famiglia con i santi Antonio e Chiara”, opera di Mattia Bortoloni (1696-1750), assai ammirata con la tela, a destra, di Jacopo e Domenico Tintoretto (1518-1594) rappresentante la “Vergine col Bimbo, sant’Anna e i santi Agostino vescovo, Antonio abate e Nicola da Tolentino”, capolavori d’invidiabile valore e gran pregio della chiesa.

Nel tempo il piccolo santuario ospitò diverse confraternite tra cui quella al Cordon di san Francesco, all’Assunta e san Luigi. Ora molto impegnato è il gruppo di padre Pio da Pietrelcina. «Le porte di questa chiesa — conclude monsignor Fant — sono sempre aperte e il lunedì sera vi celebro Messa. Il gruppo della “fraternità francescana” ricorda spesso Sant’Antonio e singoli fedeli vengono qui a pregare a ogni ora. La festa del 13 giugno è particolarmente celebrata con la Messa cantata».

Filippo Lazzari