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Natura, ambiente, clima nella bassa friulana

I principali cataclismi naturali
avvenuti nella Bassa e in Friuli
attraverso le fonti archivistiche antiche e moderne

a cura di Enrico Fantin

e con la collaborazione di
Giuliano Bini
Benvenuto Castellarin
Enrico Fantin
Roberto Tirelli

Sin dalla fondazione, la bassa, attraverso
le sue edizioni, ha cercato di mettere sotto la lente
d'ingrandimento i vari aspetti del territorio.
In questa ricerca sono riportate notizie dei
principali cataclismi naturali avvenuti nella Bassa e
nel Friuli e tutto ciò non per impaurirci, ma solamente
per essere più consapevoli delle realtà cui l'uomo è
sottoposto alle leggi della natura.
Sarebbe fondamentale che nelle nostre scuole
fosse inserita quella materia che in Germania chiamano
Heimatskunde”, ossia uno studio che riguarda la realtà
dell'ambiente in cui si vive nei suoi aspetti geografici,
economici, storici, culturali e sociali.

Ad futuram rei memoriam.



Recensione apparsa su
Rassegna tecnica del Friuli Venezia Giulia” Anno LXI - n. 6 novembre/dicembre 2010, pagg. 29-30

Una efficace presentazione di questo impegnativo lavoro curato da Enrico Fantin può essere fatta solo analizzando attentamente il sottotitolo del volume. L'oggetto delle indagini sono, infatti, i "cataclismi".

L' origine di questa parola è da ricondurre al termine greco "katakysmòs", che significa propriamente "inondazione", "diluvio", ma che ha assunto anche il significato di, "disastro", "grave sconvolgimento".

Nel volume vengono infatti presentati con taglio divulgativo e senza formalismi scientifici, attraverso una attenta lettura di fonti storiche e archivistiche, i principali cataclismi che hanno interessato il territorio della Bassa Friulana. Agli autori va quindi innanzitutto il merito di aver collezionato una rilevante e interessantissima raccolta di testimonianze scritte e iconografiche sul tema in questione.

Questo, però, non è solamente un volume di raccolta di dati: l'obiettivo degli Autori è anche quello di capire come questi eventi della natura abbiano agito sull'ambiente naturale, sulla città, sulla campagna e come ~ questi abbiano indotto a delle positive modificazioni del territorio medesimo. Il vero cataclisma, il vero disastro; è rappresentato non certo da una disastrosa alluvione, ma dall' incapacità dell'uomo a porvi rimedio, ad adottare quelle norme di gestione e cura del territorio che possano prevenire o limitare i danni.

n questo contesto si inserisce l' analisi del fenomeno dei cambiamenti climatici: così come, in generale, sono vere sia l'affermazione che l'ambiente condiziona l'uomo, sia il suo contrario, cioè che l'uomo modifica e adatta alle sue esigenze l'ambiente in cui vive, altrettanto vale per i cambiamenti climatici. Infatti, nella perenne storia dei cambiamenti del clima sul nostro pianeta, a cui l'uomo ha sempre giocoforza dovuto adeguarsi, si inserisce recentemente o meglio recentissimamente, rispetto alle scale temporali tipiche del fenomeno- l' alterazione dell' atmosfera e dei suoli e conseguentemente del clima indotta dalle attività umane. E anche di questo il volume dà ampio resoconto. Esso è quindi una testimonianza di quanto accade nel momento in cui si scinde il legame uomo-natura: se è impensabile che l'uomo riesca a governare completamente i cicli della biosfera e dell'atmosfera, altrettanto non accettabile è che la sua azione, spesso miope, danneggi irrimediabilmente quanto di bello la natura offre. Bisogna allora ricondurre l'analisi alla considerazione che gli eventi meteorologici non sono governabili (anche se alcuni erroneamente lo pensano, come evidenziato nel capitolo sulle cosiddette scie chimiche), ma con le nostre conoscenze possiamo mitigarne gli effetti e i danni e, in certi limitati casi, aumentarne i benefici. Su questo versante si è sempre operato, apprestando opere di difesa attiva (arginature, dighe, frangiflutti, briglie di contenimento) e passiva tramite una corretta pianificazione.

E le opere vengono fatte pur sempre dagli uomini, anche da quegli innumerevoli volti presenti nella ricca e pregevole documentazione fotografica di questo volume, che testimonia il tentativo di rendere un territorio sano e abitabile, in un equilibrio dinamico tra natura, ambiente e clima.

Ad essi può essere dedicato questo testo, alla loro incessante opera di vigilanza, di difesa. Sono loro i protagonisti della "storia infinita", della continua lotta intrapresa per contrastare i cataclismi naturali. Una lotta impari, certo, ma che, se combattuta ogni giorno con impegno e perseveranza, dà i suoi frutti.

(l.b.)


Immagini tratte dal libro next

Introduzione

Da alcuni decenni gli scienziati ci hanno allarmato facendoci credere che i ghiacciai si stavano sciogliendo e che entro il 2035 i due terzi dei ghiacciai dell'Himalaya si scioglieranno a causa del riscaldamento climatico, privando così delle naturali riserve idriche i grandi fiumi asiatici, sulle cui rive vivono oltre un miliardo di esseri umani.

Sicuramente, quasi tutti noi, abbiamo constatato dei vari fenomeni che si sono verificati in questo ventennio a cavallo del secolo appena trascorso con importanti aumenti delle temperature accompagnati da notevoli siccità. Siamo altresì consapevoli degli accrescimenti di immissioni di gas nell'atmosfera, a causa dell'abnorme aumento di circolazione di autoveicoli, di riscaldamento delle abitazioni e delle produzioni industriali.

Certamente non sono un esperto della materia e l'interesse del sapere mi è dato dalla consultazione di testi e, perché no, anche dalla lettura di quotidiani e di riviste specializzate.

Un noto settimanale1, con tiratura di milioni di copie, prende proprio in esame l'allarme lanciato un paio d'anni fa e spesse volte ripetuto dagli scienziati dell'Iccp, il Comitato per i mutamenti climatici delle Nazioni Unite, che ha sede a Ginevra e appena sopra menzionato.

Orbene, gli stessi scienziati hanno dato il contro allarme dichiarando e riconoscendo con grave imbarazzo di essere scivolati sul ghiaccio di cui avevano previsto lo scioglimento del ghiacciaio dell'Himalaya: “Scusateci, ci siamo sbagliati”.

Dunque l'Iccp ammette “che la previsione era basata su dati fantasiosi e addirittura manipolati. Una bufala, una gaffe planetaria, che fa barcollare la sacrosanta battaglia per la salvaguardia dell'ambiente”.

Quello che l'articolista, Franca Zambonini, ci vuol far conoscere e mettere in evidenza è di una lettera inviatale da un esperto, il prof. Marino Martini, docente di Geochimica e Vulcanologia all'Università di Firenze, dove egli così scrive: “La mia attività mi ha consentito di occuparmi in prima persona di rischi ambientali. Le mie esperienze di trent'anni in giro per il mondo mi obbligano a essere estremamente critico sulla trattazione ufficiale dei cambiamenti climatici”.

La Zambonini estrapola poi alcuni argomenti che mirano contro “il terrorismo mediatico” come la bufala dei ghiacciai himalayani. “Nulla di strano”, prosegue il prof. Martini, “nelle fluttuazioni della temperatura atmosferica. Esse sono sempre state presenti nella storia della Terra. Le ere glaciali e interglaciali giustificano ampiamente gli avanzamenti e le regressioni dei ghiacciai e le conseguenti variazioni dei livelli marini. A scala temporale ridotta, per esempio, le temperature rilevate dai padri scolopi di Firenze fin dai primi anni del secolo XIX, non indicano nessuna variazione significativa permanente. Un andamento del genere, verificabile anche da osservazioni più prolungate a Barcellona, è una regola naturale non discutibile”.

Fatta questa premessa possiamo mettere in contropartita, a supporto della tesi del prof. Martini, alcuni dati delle nostre ricerche, tratte dal libro “Udine e la sua provincia” di Giandomenico Ciconi.

Nel 1571 gelarono tutti i fiumi assiderandosi fiori, foglie e niun raccolto venne a maturazione. Dicono che nel 1607 il termometro calasse sino a 15 gradi sotto zero. Nel 1858 l'Isonzo gelato varcatasi a Cassegliano in carrozza, e sino il Tagliamento a Latisana fu gelato… (anche nel 1929 il Tagliamento gelò a Latisana).

Dall'alternare dei venti alpini e marittimi, qui più frequenti che altrove per la vicinanza dell'Alpi e del mare, e specialmente per la conformazione semicircolare dell'alpina catena e del passare e ripassare le nubi sopra il Friuli, ha origine la sovrabbondanza della pioggia. Ne cadono in media annuale centimetri 275 a Tolmezzo, punto quasi centrale delle Alpi Carniche; a Cercivento, nelle Alpi stesse, 240; a Sacile 202, a Udine 158; nello spazio di un'ora osservò il Venerio al 22 luglio 1803 caderne millimetri 83, al 5 giugno 1828 millimetri 79, ed al 15 agosto 1840 millimetri 94.

Sull'Alpi nevi abbondanti, poche sui colli, pochissime nel piano, ove sono disperse dai venti. Quando nevica al monte spirano i venti settentrionali, l'atmosfera raffreddasi e ordinariamente piove al colle e al piano. Quando cessa di nevicare cresce la violenza del vento, o insorge se non v'era, l'aere si rasserena e divien freddo e piccante, nel 1305 cadde tanta neve che durò fino a mezzo aprile. Nel 1548 ne abbondò la festa di Pasqua; e nel febbraio 1830 si alzò in Udine oltre un metro.

Nel 1641 non cadde pioggia in Friuli dall'aprile al novembre e disseccati fiumi e sorgenti, i Friulani correvano colle botti per attinger sino al Brenta.

Rari i tremuoti. Ricordasi fra più terribili quello del 1348, menzionato dal fiorentino Villani e da tutti i cronisti contemporanei, quando cadde l'antico castello di Udine residenza dei patriarchi aquilejesi, rovinarono i castelli di San Daniele e Tolmezzo, due torri nel castello di Ragogna precipitarono sino nel Tagliamento; a Gemona mezze le case e il campanile del duomo; a Venzone spaccato il campanile, a Cividale cadde parte del duomo, e in Carnia la maggior parte delle chiese; oltre un migliajo di persone restò sepolto nelle rovine. Nel 1511 diroccò nuovamente il castello di Udine con tutte le case circostanti sopra il colle.

Ci sarebbero tantissime notizie dei secoli passati che ci ricordano cataclismi che hanno influenzato il clima nel mondo. Per fare un esempio basti ricordare l'eruzione più produttiva della storia del vulcano Tambora (nell'odierna Indonesia) del 1815. Le polveri emesse in tre mesi di attività arrivarono persino ad oscurare il sole e causare carestie e temperature rigidissime in Europa tanto che il 1816 fu ricordato come l'anno senza estate.

E tanto per restare in tema di vulcani stiamo osservando l'attuale fenomeno dell'eruzione del vulcano Eyiafjallajökull, nel sud dell'Islanda, che ha costretto a terra migliaia di passeggeri in mezza Europa, con migliaia di voli cancellati a causa delle ceneri, mentre per le rotte intercontinentali i piloti sono stati costretti a cambiare direzione per aggirare la nube.

Quindi dobbiamo sempre metterci in guardia contro delle “specie di terrorismo mediatico” che, selezionando l'informazione, sembra proprio agire su specifico mandato dei potenti del Pianeta che vogliono consolidare il proprio dominio.

Però ci sono altri sistemi di manomissione del sistema naturale che la mente diabolica dell'uomo scienziato (?) ha messo in atto per impadronirsi sempre più del potere.

Per avere il dominio assoluto del mondo nel prossimo futuro si giocheranno le carte climatiche e cioè quelle di essere in grado di controllare il clima, che equivale a possedere un'arma di distruzione di massa infinitamente più potente ed efficiente delle armi nucleari.

Ad esempio una siccità, un'alluvione, un ciclone distruggono solo gli esseri viventi e le loro attività, ma soprattutto lasciano intatte le risorse, a disposizione dei “signori del clima”.

Comunque il cambiamento climatico pone sfide così potenti che avranno effetti diretti sulla sicurezza di ampie zone del pianeta, tanto che saranno necessari il coinvolgimento delle forze militari2. Ma questa è un'altra storia che merita l'analisi di esperti della materia. Noi ci limiteremo a tracciare la nostra storia del passato, annotando le cose realistiche che sono avvenute, con la speranza però che nell'uomo ci sia la consapevolezza di conservate nell'integrità il Pianeta Terra, che gli è stato dato in prestito dal Supremo.

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Capitolo IV

Il Tagliamento? Nessun problema!!!
cronaca di una storia infinita

di Enrico Fantin

Oramai le immagini trasmesse dalle varie reti televisive nazionali e internazionali ci mostrano quotidianamente gli effetti drammatici che sistematicamente si abbattono nelle varie località a causa di eventi atmosferici con in primis le alluvioni.

Ci siamo talmente abituati ad assistere a tali tragedie, quasi da essere considerati “disastro-dipendenti” dalle calamità e che in ognuno di noi alberga il pensiero e la speranza che tutto ciò non debba mai succedere nel nostro territorio.

Ma non è così e a comprovare l'esistenza di gravi problemi geologici nel territorio italiano esistono diversi studi geofisici dove i fenomeni catastrofici alluvionali e franosi hanno una continuità storica impressionante almeno a partire dalla seconda metà del XVIII secolo in coincidenza (non a caso) con la rottura della dinamica demografica “malthusiana” e l'espansione dell'economia su territori prima vergini, tramite disboscamenti, etc.

Orbene, nel nostro territorio, due importanti fiumi attraversano la Bassa pianura prima di sfociare in laguna e nel mare: lo Stella e il Tagliamento.

Nel corso della loro storia hanno registrato numerosi straripamenti e alluvioni causando ingenti danni nell'immediato e gravi problemi per lo sviluppo economico‑sociale del territorio per il futuro.

Da sempre i giornali si sono occupati di questi disastrosi eventi naturali descrivendone i danni causati e anche le varie prospettive per risolvere la questione.

Quindi sono oltre centocinquanta anni che la stampa pubblica proposte, progetti e relazioni, ma invano si è potuto raggiungere sino ad oggi l'obiettivo principale e cioè quello di una comprovata sicurezza di Latisana.

Per la verità sono stati eseguiti diversi lavori in questi ultimi vent'anni e che senz'altro una speranza in più è stata data alla causa, senza però addivenire ai primari progetti: la diga di Pinzano e le Casse di espansione, anzi sono tasti dolenti e che hanno creato numerose reazioni alle popolazioni del luogo.

In quasi cinquant'anni dall'ultima alluvione (1966) di politici ne sono passati tanti e tutti con promesse certe. Ma abbiamo visto i risultati e pubblicare tutti i resoconti sarebbe uno scempio fatto alla foresta di turno.

Prendendo spunto dell'intervento del Governatore della Regione F.V.G., on. Renzo Tondo, a Latisana, il 22 gennaio 2010, dove sottolineava che era impossibile non aver risolto ancora il problema Tagliamento a causa anche di una miriade di intrecci fra enti interessati, ha tuonato circa così: “Abbiamo risolto la terza corsia dell'autostrada A4 con la nomina di un commissario e anche per la soluzione del Tagliamento deve essere nominato un commissario ad hoc”.

Raccogliendo con fiducia questo pronunciamento la nostra associazione intende trasmettere alle generazioni future le vicende storiche alluvionali del Tagliamento e dello Stella, in apposito capitolo, con la speranza che la cronaca non debba aggiungere più niente di tragico.

Le inondazioni del Tagliamento dal 589 al 1966

Le inondazioni e gli allagamenti causati dalle acque dei fiumi, quando queste oltrepassano le difese naturali o artificiali sono sempre state, lungo il corso della storia, oggetto di menzione e di cronaca.

È grazie a queste menzioni e cronache che noi ora possiamo avere un quadro sufficientemente chiaro di questo fenomeno.

In Friuli, le inondazioni causate dai fiumi, in particolare dal Tagliamento, sono una delle principali calamità naturali. Infatti, fra le principali calamità naturali verificatesi in Friuli dal 1542 al 1918, le alluvioni sono al terzo posto dopo le carestie e le epidemie.

Le inondazioni qui riportate sono state desunte in parte da pubblicazioni edite e in parte da documenti inediti. Va per altro detto che nella presente elencazione non sono presenti le piene del fiume contenute dalle difese naturali o dagli argini. Le fonti edite di cui ci siamo particolarmente avvalsi sono: Diacono P., Historia Langobardorum; Palladio G.F., Historia della provincia del Friuli; Ciconi G., Udine e la sua provincia e Dalle principali inondazioni friulane; Morossi C., Documenti sulla parziale distruzione di Latisana; Sbaiz A., Il Tagliamento presso la villa di S. Paolo.

Nel 589 vi furono piogge torrenziali nella Venetia i cui effetti fecero pensare ad un vero e proprio diluvio. Forse in quell'occasione anche il Tagliamento straripò.

Nel 1275 ci fu una grande inondazione del Tagliamento e di tutti i fiumi friulani con gravi danni alle semine agricole.

Un'altra grave inondazione si verificò nel 1321. L'otto settembre 1327 la furia delle acque costrinse gli abitanti di San Paolo e di Morsano a rifugiarsi sui tetti delle case e sugli alberi.

Nel 1338 altra inondazione. Quella del 1388 recò immensi danni. Nel 1430 il fiume straripò fra Ospedaletto e Osoppo allagando tutta la pianura compresa fra Gemona, Artegna, Buia e Susans. Di nuovo nel 1440 straripò invece presso il paese di Bugnins e danneggiò la chiesa di San Paolo al Tagliamento.

Altra inondazione avvenne nel 1446. Nel novembre del 1450 allagò Valvasone e Portogruaro.

Nel 1460 il Tagliamento entrò nel fiume Varmo ed allagò le campagne di Canussio e Fraforeano.

Quella del 1492 abbatté la chiesa matrice di Madrisio di Varmo. Nel 1565 straripò nei pressi di Cordovado allagandolo e minacciò Portogruaro. Nel 1571 e 1574 le inondazioni recarono gravi danni al paese di San Paolo dove demolì alcune case.

Nella seconda metà di settembre del 1578 inondò Latisana. In quell'occasione il capitano intimò agli abitanti del borgo del porto e di S. Antonio che entro il primo ottobre avrebbero dovuto pulire le strade davanti alle proprie abitazioni riducendo in monte a mezo la strada il fango et biata della inondation del Tagliamento.

Una seconda alluvione viene riportata da un documento dell'Archivio di Stato di Udine, datato 26 novembre 1578. 1578, Adì 26 novembre. Nella notte di venere nel entrar di sabato a hore sette fatta montana grande oltre modo, il Tagliamento rompete alla riva del passo in Latisana, et con grand'impeto l'acqua viense ion Latisana, et tutta con le case inondò con grandissimo spavento, et le case erano sommerse più d'un passo.

Nel 1592, in seguito alla ennesima alluvione, gli abitanti di Belgrado furono costretti a rifugiarsi ad Ariis e in altri paesi vicini.

Quattro anni più tardi straripò presso Rivis; Varmo e Madrisio ebbero diroccati i loro castelli mentre quello di Belgrado fu danneggiato solo in parte. Alla destra allagò buona parte del territorio di Spilimbergo e molti altri villaggi. In quell'occasione il fiume si aprì un varco, iniziato tempo prima, a oriente di San Paolo che in seguito verrà a trovarsi circondato dalle acque assieme ai casali di Bolzano e Mussons.

Nel 1597 causò seri danni alla chiesa e all'antico ospizio detto di S. Giovanni di Rodi in località Volta presso Ronchis.

Il 16 febbraio 1598 abbatté in modo irreparabile la chiesa e l'ospizio sopraddetti.

Nel 1612 l'impeto delle acque scavarono un alveo nelle campagne tra Madrisio e Sella inondando terre e villaggi andando a scaricarsi poi nel fiume Stella.

Il 25 ottobre del 1625 straripò all'altezza del passo del Tagliamento a Latisana, facendo diversi danni. In quell'occasione inondò pure Cesarolo e San Mauro.

Nel 1632 asportò un tronco di argine nella località detta Volta a sud di Latisana con conseguente inondazione della zona circostante. La detta località subì altre inondazioni nel 1665, 1671, 1686 e nel 1692.

Nel 1636 una ennesima inondazione asportò una casa a San Paolo. Nel 1640 distrusse il villaggio di Rosa posto alla sinistra del fiume.

Quella del 1678 abbatté la chiesa di San Mauretto dedicata ai santi Bellino e Mauro. Il primo novembre del 1682 un'eccezionale inondazione spazzò via il raddrizzamento, o drezzagno eseguito dagli abitanti di Ronchis per salvare il paese dai continui danni provocati dal fiume.

Nel 1691 straripò in località Masatto a sud di Latisana con inondazione della zona circostante. Il 4 ottobre 1692 in conseguenza della caduta di parte del monte Uda e del formarsi di un lago che improvvisamente precipitò a valle, fu inondata tutta la riva sinistra fino al fiume Corno.

Nel 1703, per timore del Tagliamento, vien demoliata la chiesa di Latisanotta, più volte danneggiata dal fiume, che si trovava a destra, per rifarla a sinistra, più lontana dal suo corso.

Nel 1706 straripò presso Rivis, corse per le campagne di Pozzo e Codroipo, entrò nelle rogge di Passariano e S. Martino e infine allagò Sivigliano e Flambruzzo.

Durante un'improvvisa piena nel 1708 morirono 58 persone di Braulins che andavano al voto della Pentecoste a Ospedaletto. Nel 1715 San Paolo subì un'ennesima inondazione. Altra alluvione si verificò nel 1740 e 1747.

Il paese di San Paolo subì danni anche nel 1743. In quell'occasione fu distrutto gran parte del secondo villaggio di Rosa.

Gravissimi furono i danni provocati dalle inondazioni del 1774 e 1779 a Latisana.

Nel 1800 la furia delle acque distrusse l'intera borgata del Passo a Latisana, che, secondo alcune testimonianze, era composto di 18 case. In quell'occasione, sempre a Latisana, crollarono oltre 90 case. Altri danni furono provocati a San Paolo, Mussons e Fraforeano.

A Fraforeano, stante a una nota dell'allora parroco Giovanni Gasparini la montana del Tagliamento sormontò il terzo gradino della sua canonica.

Latisana subì un'altra inondazione nel 1809. Nel 1810 tracimò e inondò la località Case Brusade in Comun San Michele al Tagliamento.

Nel 1812 squarciò l'argine in località Mucose presso Canussio, nel 1813 e 1815 inondò la località Picchi a sud di Pertegada, nel 1820 ci furono due rotte in località Muccola a sud di Ronchis. Di conseguenza furono inondate Latisanotta, Latisana e vaste zone adiacenti. Disastrosa più del solito fu quella del 1823. Da Madrisio a Pertegada vi furono più di 50 rotte in entrambe le sponde. Gravi danni furono segnalati a San Paolo, Carbona, Belgrado e Fraforeano, ove sorpassò il quarto gradino della scala della canonica.

Altra inondazione si verificò nel 1825: vi furono tre rotte a S. Mauro e una a sud di Ronchis.

Il 20 dicembre del 1844 l'impeto di una gran piena rovescio passo di Braulins un'imbarcazione con 28 persone le quali perirono tutte.

Tremenda fu definita la piena del 1847 che provocò molti danni ai paesi di Biauzzo e di Rosa.

Straordinaria e repentina fu definita la piena del 1851 (a Latisana in poche ore l'acqua crebbe più di 8 metri dal livello ordinario). La popolazione di Osoppo fu costretta a rifugiarsi nella fortezza. La violenza delle acque squarciò in vari punti gli argini di Rivis, distrusse due campate del ponte della Delizia e provocò altri numerosi squarci in ambedue le sponde. Nella bassa pianura, pochi furono i paesi che non ebbero l'inondazione: Fraforeano ebbe allora un metro d'acqua. Le acque, riuscite nella parte destra corsero fino al Lemene e quelle della sinistra corsero fino allo Stella.

In quell'evento gli abitanti di Latisana, minacciati da ogni piena ansiosi e trepidanti miravano la gran massa delle acque e speravano nelle molte rotte avvenute sopra e sotto quella terra.

Il 28 ottobre 1882 le acque del Tagliamento in piena fecero nove squarci negli argini, di cui cinque da Madrisio a Ronchis e quattro da S. Michele a Cesarolo.

L'abitato di Ronchis subì i più gravi danni della sua storia conosciuta. Infatti, alle 18.30 del 28, fu provocata una rotta di 217 metri a nord del paese; e un'altra di 66, proprio di fronte al paese, fece crollare 25 case e ne lesionò altre 170. Fu pure danneggiata la chiesetta di S. Libera dove la furia delle acque atterrò i muri perimetrali lasciando miracolosamente in piedi solo l'altare.

La gente terrorizzata trovò rifugio nella chiesa parrocchiale e nel campanile siti nel punto più elevato del paese.

Anche Latisanotta ebbe due case crollate e due danneggiate. Ingenti furono pure i danni causati nelle campagne sia alla sinistra come alla destra del fiume.

La piena del 1896 fu definita la più grande del secolo: ci fu un grande squarcio a sud di Latisana in località Masatto. Gorgo, e di conseguenza Pertegada e Bevazzana, furono inondati, con grave rovina delle campagne coltivate e con perdita di numerosi animali. La gran massa d'acqua superò anche l'argine cosiddetto del Turco, situato al confine tra il comune di Latisana e quello di Precenicco, con conseguente allagamento di molti terreni anche di quel Comune. A proposito di quest'inondazione, va ricordato ciò che ebbe a riferire Livio Zanello nel dicembre del 1966 al cronista de «La Vita Cattolica» Aldo Pascolo. Quegli ha affermato, infatti, che alcuni latisanesi, per salvare la cittadina, ruppero l'argine al Masatto. Non si seppe chi eseguì il taglio, ci furono solo sospetti. Sta, di fatto, però che gli abitanti del Gorgo per un bel po' di tempo ad ogni piena misero a guardia degli argini alcuni uomini armati di schioppo.

Il secolo XIX si concluse fortunatamente senza ulteriori esondazioni.

La prima esondazione del secolo scorso accadde il 22 settembre 1920. A subirla fu San Giorgio al Tagliamento: alle ore 14 del 22 l'impeto delle acque asportò l'argine per 64 metri, abbatté sei case e ne danneggiò altre 17. L'acqua raggiunse in paese i 3 metri di altezza. Gravi furono anche le perdite di animali e di cose. Furono anche asportati i ponti in legno di Madrisio e Bonzicco (presso Dignano), danneggiato fu pure il ponte della Delizia.

Nei pressi di Codroipo, inoltre, morirono annegate due persone. Altra inondazione sempre alla destra, si ebbe il 10 ottobre del 1933 all'altezza del Terzo bacino a sud di San Michele e che causò solamente danni alle campagne.

Per dovere di cronaca, non avendo altri riscontri, vogliamo citare una notizia contenuta in un articolo comparso sull'«Avanti» del 19 settembre 1965 a firma di Pietro Pascoli dove si dice che durante l'eccezionale piena del 1942 furono praticate due aperture negli argini a valle di Latisana agevolando lo scarico delle acque nella laguna, sottraendo la città e le zone con termini ad ogni pericolo.

Le due ultime inondazioni, sono state paragonate, per irruenza e vastità, al diluvio descritto da Paolo Diacono nel 589.

L'inondazione del 1965 causò la più grave perdita di vite umane (almeno dai dati storicamente in nostro possesso). Infatti le vittime furono ben 11 di cui 3 di Latisana e due straniere.

Nel 1966 le vittime furono quattro. La rotta verificatesi sulla destra a nord di S. Paolo inondò i territori di Carbona, Mussons, S. Paolo e Saletto. Quella tra Madrisio e Varmo sulla sinistra, inondò i territori di Varmo, Cornazzai, S. Marizzutta, Teor, Campomolle, Madrisio, Canussio, Fraforeano e Ronchis in parte.

Quella verificatasi a Latisana, inondò Latisanotta ed in seguito al deflusso delle acque anche Palazzolo, Precenicco, Gorgo, Pertegada e Bevazzana per un totale di 12.000 ettari.

Un po' di storia e cronaca recente

Il 10 novembre 1985, al Politeama Odeon di Latisana si tenne il Convegno “Tagliamento - Dopo 20 anni nessuna sicurezza”.

Parteciparono l'ing. Roberto Foramitti, il presidente della Regione F.V.G. Adriano Biasutti, l'Assessore Tomassini in rappr. della Regione Veneto, il dr. Pasquale D'Agostino in rappr. del Presidente del Magistrato delle Acque, l'on. Castiglione, il Sindaco di Latisana Sergio Simonin e il Vice Orlando Fantin.

Il teatro Odeon era gremitissimo e al di fuori una marea di agricoltori intervenuti con i trattori e altre macchine agricole. Ci sono gli atti di quel convegno di quasi cento pagine dattiloscritte.

Fra i passaggi più rilevanti, oltre a quello tecnico dell'ing. Foramitti, a onor di cronaca, ho stralciato alcuni passi fondamentali dei seguenti oratori.

Biasutti rileva che oggi (il giorno del convegno 10.11.1985) il clima è molto cambiato in quanto nel 1978, quando appena eletto Assessore ai LL.PP., corse a Forgaria a presentare uno studio assieme ai tecnici: non gli fu nemmeno consentito di parlare. Nota che finalmente si è svegliata anche Latisana e si è svegliata la Bassa friulana.

Rileva le tappe fondamentali degli studi della Commissione e nota in sala la presenza di altri esperti che vi hanno partecipato ai lavori e che sanno che hanno lavorato in piena libertà. Personalmente dice che va bene sia l'invaso di Pinzano che le casse d'espansione purché queste siano fattibili e consentano la sicurezza a valle e non creino danni eccessivi alle popolazioni a monte…

Tutte le forze politiche si sono dichiarate contrarie alla proposta di risolvere i problemi attraverso la diga…

Chi invece era propenso per le casse d'espansione e se noi dobbiamo scegliere la via delle casse d'espansione dobbiamo fare queste cose… Anche se qualche influente amministratore regionale si era dimenticato dei progetti ed era andato ad inaugurare nella zona dell'invaso altra opera pubblica.

Tutti dobbiamo essere consapevoli, ma lo devono essere anche quei miei colleghi di Consiglio Regionale ai quali ho ricordato, ma inutilmente, la vecchia logica della Repubblica Veneta che incarcerava quelli che parlavano d'idraulica impunemente e giudicati come nemici della patria.

Verso la fine del suo intervento: “Se dovessimo fare la scelta delle casse di espansione, non mi concederò più a dibattiti lunghi e defatiganti con altri Comitati. Parleremo con le amministrazioni interessate e faremo in modo che le esigenze vadano al di là del buon senso. Faremo in modo che quella speranza che esiste nella Bassa friulana di avere sicurezza, di poter lavorare, di poter vivere, di poter andare avanti con tranquillità, si possa alla fine realizzare”.

L'intervento dell'Assessore ai LL. PP. della Regione Veneto fra le altre ha evidenziato che dopo aver dato parere favorevole alle portate fissando che 4.000 / 4.500 mc/sec. sono le portate che individuiamo accettabili a Latisana. Noi non vogliamo sottrarci evidentemente a svolgere il nostro ruolo nel campo della sicurezza dal rischio idraulico.

Però, lo diciamo subito, non siamo assolutamente convinti che la foce principale del Tagliamento diventi il Cavrato. Noi non abbiamo nessuna intenzione di fare la muraglia cinese sugli argini del Cavrato, abbiamo un ambiente da tutelare ed è notissima la vicenda che vede nell'area della laguna di Caorle la possibilità e la volontà di realizzare il famoso parco.

Anche il Vice-sindaco Orlando Fantin, nel suo intervento, forse prevedeva che tutto quel temporeggiare sugli studi in quel di Pinzano rischiava di divenire un modo per guadagnare tempo o per spostare il problema. E non aveva tutti i torti.

Dopo lo scampato ennesimo pericolo alluvione di sabato 22 giugno 1996, la popolazione latisanese accorse in modo massiccio all'assemblea pubblica sulla “Sicurezza dal fiume Tagliamento”.

Era lunedì sera, 8 luglio 1996. Il Teatro Odeon era strapieno. Tutti i politici regionali erano presenti. Promesse! Solamente tante promesse!

Testimone in quella sera tra il 21 e 22 giugno 1996, fra le tante autorità che nervosamente osservavano dall'argine il livello del fiume, l'esclamazione di un ufficiale dei Carabinieri di una frase che suonava circa così: “Ma se hanno già fatto gli studi ed i tecnici hanno individuato una soluzione, impossibile aspettare ancora e star a sentire questo e quel comitato! Se hanno deciso un progetto si devono fare quei lavori e se qualcuno intende intralciare, ostacolare, c'è sempre l'esercito che si può mettere a sorvegliare un'opera dello Stato!

Nel 1997, l'assessore regionale alla viabilità latisanese Giorgio Mattassi, ha concordato con il Ministero dei Trasporti e le Ferrovie dello Stato l'innalzamento del ponte ferroviario di metri 2,20 al fine di togliere ogni ostacolo al deflusso delle acque.

Dopo 13 anni sono iniziati alcuni lavori di rafforzamento del terrapieno della ferrovia, ora sembra essere giunti anche all'inizio di quei lavori per l'innalzamento del ponte. Infatti, all'inizio di maggio 2010, è stato installato il cantiere per i lavori sul ponte ferroviario, dove l'ingegnere Nicola Di Palma curerà il sopralzo delle pile.

La proposta del Governatore del Friuli Renzo Tondo, ripresa dall'assessore regionale Elio De Anna di chiedere al governo Berlusconi un commissario per il Tagliamento ha fatto insorgere i comitati locali e i sindaci dell'area interessata.

Come si vede le polemiche continuano all'infinito, mentre i problemi restano, anzi si aggiungono dei nuovi. Infatti, il 27 febbraio 2010, a Palmanova, nella sede della Protezione civile, l'assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi, assieme ai sindaci di Aquileia, Grado, Lignano Sabbiadoro e Marano Lagunare ed al direttore regionale della Protezione civile Guglielmo Berlasso, ha illustrato i primi interventi contro i rischi di ingressione delle acque marine nelle aree costiere più basse del Friuli Venezia Giulia e l'esposizione al rischio idrogeologico delle popolazioni dell'area rispetto ad un evento meteo‑marino critico.

Concludendo, questo travagliato capitolo, stilato in modo conciso, anche perché di cose, fatti e documenti ce ne sarebbero a volontà, lo vogliamo affidare ai lettori, specialmente a quelli giovani, perché saranno loro che dovranno continuare la battaglia per raggiungere i fini di sicurezza della propria città.

La sequenza delle immagini di quel dramma avvenuto quarantacinque anni fa sarà la verità e il giusto diritto di invocare in primis la salvaguardia della propria vita.

Certamente siamo consapevoli che non si può fare scempio di un bene meraviglioso, donatoci dal Creatore, come in questo caso il “fiume Tagliamento”, ritenuto dall'Unione Europea l'unico fiume “Alpino” rimasto in Europa.

Non si può sperperare denaro pubblico per opere ritenute devastanti e che non offrono nemmeno la garanzia di una sicurezza per gli abitanti rivieraschi della Bassa friulana, ma non si può nemmeno continuare all'infinito con progetti e simulazioni matematiche di transizione di piene centennali accantonando progetti già approvati dagli enti preposti come: Stato, Regione, Magistrato delle Acque, Autorità di Bacino.

Confidiamo che la ragione e il buon senso civile abbiano a superare tutte le diatribe che si sono innescate nel tempo e che le varie amministrazioni interessate trovino finalmente quella soluzione, tanto auspicata, che garantisca una sicurezza agli abitanti della Bassa friulana da potenziali future esondazioni, allontanando incubi e pericoli di alluvioni e nello stesso tempo salvaguardino le bellezze che il nostro fiume ci offre, quando è quieto.

Enrico Fantin
Presidente Associazione Culturale
la bassa

Indice del libro

Introduzione del presidente la bassa Enrico Fantin

Capitolo I

di Roberto Tirelli
>Meteorologismi: il tempo e gli uomini fra le sorgive e le lagune. Vento, pioggia, neve, nebbia, mareggiate, solleone… i cambiamenti del clima, i cambiamenti nella Bassa
I cambiamenti del clima nella bassa

Capitolo II

di Enrico Fantin
I principali cataclismi naturali avvenuti nella Bassa e nel Friuli attraverso le fonti archivistiche antiche e moderne

Capitolo III

di Enrico Fantin
Alcune considerazioni di Giandomenico Ciconi sul clima e avversità atmosferiche
Le notizie propalate dai quotidiani nell'ultimo decennio
Le trombe d'aria descritte dagli articoli di giornale

Capitolo IV

di Enrico Fantin
Il Tagliamento? Nessun problema!!! Cronaca di una storia infinita

Capitolo V

di Enrico Fantin
Le alluvioni dello Stella

Capitolo VI

di Enrico Fantin

Scie chimiche. Esperimenti per il controllo del clima

Capitolo VII

di Benvenuto Castellarin
Pratiche naturali antiche e moderne dei contadini della Bassa friulana

Capitolo VIII

di Giuliano Bini e Benvenuto Castellarin
Clima, vegetazione e colture nella Bassa friulana