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Copertina libro: Latisana, dopo cinquantanni dall'alluvione del Tagliamento, del 19656, è ancora in stato di allerta?

Latisana,
dopo cinquantanni dall'alluvione
del Tagliamento, del 1966,
è ancora in stato di allerta?

2 settembre 1965 - 2 settembre 2015
50° anniversario alluvione del Tagliamento

a cura di Enrico Fantin

Mario Causero
Enrico Fantin
Roberto Foramitti

--> Immagini pubblicate nel libro"LATISANA,dopo cinquant'anni dall'alluvione del Tagliamento, del 1965, è ancora in stato di allerta?


Indice

Presentazione del Sindaco di Latisana Salvatore Benigno

Introduzione del presidente la bassa Roberto Tirelli

Capitolo I
di Enrico Fantin

Nel 50° anniversario dell'alluvione del Tagliamento a Latisana.
1965 - 2015.
Rassegnazione o speranza? Cronaca di una storia infinita

Capitolo II
di Roberto Foramitti

Il Tagliamento. Studi e progetti. Un fiume che deve unire.
(ristampa anastatica del saggio inserito nella pubblicazione
"Le alluvioni del Tagliamento a Latisana e nei comuni della Bassa friulana",
del 2 settembre 1990)

Capitolo III
di Mario Causero

Interventi realizzati e ricognizione delle possibili soluzioni
progettuali idonee a garantire la mitigazione del rischio
lungo l'asta fluviale

Capitolo I

Tagliamento a Latisana. 1965-2015.
Rassegnazione o speranza?
Cronaca di una storia infinita

di Enrico Fantin

Sono passati venticinque anni, dal settembre 1990, quando la nostra associazione volle, non senza difficoltà, dare alle stampe una pubblicazione per ricordare le tragiche alluvioni del Tagliamento a Latisana e nei comuni della Bassa friulana.

Fu un'avventura, come pocanzi detto, piena di difficoltà sia per la ricerca di fondi che di ostacolo in quanto portare alla ribalta il problema “Tagliamento” avrebbe urtato le “alte sfere”, anche se nei nostri scopi era solo quello di fare un libro di vera storia.

A tale proposito conservo diversa corrispondenza, ma vale la pena riproporla attraverso queste pagine poiché renderebbero ridicole la vicende come ad esempio le risposte di alcuni sindaci, facenti parte del Comitato permanente di difesa del Tagliamento, che esprimevano la volontà di non partecipare all'iniziativa in alcun modo. In poche parole che del problema Tagliamento non importava nulla.

Riuscimmo ugualmente a fare una pubblicazione e alla presentazione fu un successo di pubblico e di critica con la partecipazione di numerose persone qualificate. Intervenne anche il settimanale nazionale “Famiglia Cristiana” con un buon articolo a firma di Luciano Scalettari senza dimenticare l'attestazione da parte del Presidente della Repubblica Cossiga, attraverso il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica Italiana on. Sergio Berlinguer.

Da allora “la bassa” in ogni occasione ha sempre cercato di tenere acceso quel lumicino della speranza attraverso le ricerche storiche, poi pubblicate nel semestrale e in alcune pubblicazioni ad hoc.

Con il libro “I passaggi del Tagliamento” del 2004, nelle molteplici presentazioni tenute presso tutti i comuni rivieraschi del fiume è sempre stato proiettato un filmato delle alluvioni di quei tragici giorni di settembre 1965 e del novembre 1966.

Certamente non sono mancate le persone, molto acute per intelligenza, di aver mostrato indigestione per i nostri lavori su carta stampata, ma come un vecchio saggio diceva: chi sa lavora e suda e chi non sa insegna.

Nel 45° anniversario, il 2 settembre 2010, la nostra associazione uscì con un'altra ricerca storica che in Germania sarebbe stata come una lezione inserita nella materie obbligatorie scolastiche, che chiamano “Heimatskunde”, ossia uno studio che riguarda la realtà dell'ambiente in cui si vive nei suoi aspetti geografici, economici, storici, culturali e sociali.

Il sottotitolo del libro “I principali cataclismi naturali avvenuti nella Bassa e nel Friuli attraverso le fonti archivistiche antiche e moderne” diede a qualcuno, sempre molto intelligente, l'opportunità di scrivere: “Roba da sfiga allo stato puro!” Eppure altre testate recensirono positivamente il volume come la “Rassegna Tecnica del Friuli Venezia Giulia” che fra l'altro mise in evidenza il merito che va agli autori di aver collezionato una rilevante interessantissima raccolta di testimonianze scritte ed iconografiche sul tema in questione. (Rassegna Tecnica Anno LXI-novembre/dicembre 2010).

Incuranti delle critiche di questi personaggi locali, stereotipati, affrontiamo ancora una volta e con maggior impegno questa nostra battaglia culturale e sociale, a fianco dell'Amministrazione Comunale di Latisana, affinché vengano portati a compimento, da chi di dovere, tutti quei lavori ancora mancanti atti a salvaguardare le popolazioni rivierasche lungo tutta l'asta del Tagliamento.

Un sentito ringraziamento va quindi all'ing. Roberto Foramitti per il saggio Il Tagliamento. Studi e progetti. Un fiume che deve unire, qui riprodotto in anastatica, e all'ing. Mario Causero, per l'esaustivo aggiornamento dei lavori sin qui svolti e le conclusioni di studio delle varie commissioni: fondamentali contributi tecnici che hanno dato maggior spessore e significato alla pubblicazione.

Abbiamo assistito durante l'anno 2014, specialmente nel mese di novembre, i grandiosi disastri provocati dalle piogge incessanti, sommate poi alle “bombe d'acqua” non solo in Friuli, ma in quasi tutto il territorio nazionale, con le immancabili importanti montane del fiume Tagliamento.

In questi giorni, e precisamente nella notte del 4 agosto 2015, una “valanga d'acqua” si è abbattuta nella zona fra San Vito e Cortina d'Ampezzo provocandola tracimazione dei torrenti e grosse frane e alcune vittime.

Ecco allora che viene a rafforzare le nostre ricerche una lettera ricevuta da un ricercatore del CNR di Napoli, nel giugno 2002, che riporto:

Egr. Sig. Fantin
Ho ricevuto il plico contenente l'interessante materiale che le avevo segnalato. La ringrazio davvero tanto per la sua cortesia e disponibilità. Mi dispiace soltanto di averla privata della copia del libro “Le alluvioni del Tagliamento” da lei curato. Se ho ben capito era una delle ultime copie in suo possesso e quindi, ove lei dovesse averne necessità, consideri che ho la possibilità di fotocopiare il testo e reinviarle in qualsiasi momento l'originale.

Per quanto riguarda le mie ricerche devo purtroppo segnalarle che non sono incentrate sul Tagliamento. Il fuoco del mio studio è sul dissesto idrogeologico (frane e alluvioni) nel Mezzogiorno del XIX secolo. Ciò significa che mi occuperò solo trasversalmente delle altre aree italiane anche se ovviamente - ed è questo il motivo del mio interesse per il materiale che lei mi ha gentilmente inviato - le mie letture e le mie ricerche bibliografiche si stanno muovendo in molteplici direzioni, in un'ottica comparativistica.

La circostanza che lei mi segnala nella lettera allegata (l'esistenza a tutt'oggi di gravi problemi per le aree del Tagliamento) è purtroppo un dato ricorrente in tutto il territorio italiano. I fenomeni catastrofici alluvionali e franosi hanno una continuità storica impressionante almeno a partire dalla seconda metà del XVIII secolo in coincidenza (non a caso) con la rottura della dinamica demografica “malthusiana” e l'espansione dell'economia su territori prima vergini, tramite diboscamenti, etc.

La conoscenza e la catalogazione di questi fenomeni ha un'estrema importanza per la prevenzione e per porre in essere adeguate misure di gestione del territorio. Non è un caso che da alcuni anni i geologi abbiano cercato di costituire una banca dati su questi eventi per il lungo periodo (probabilmente conosce la banca dati AVI, Aree Vulnerate Italiane, disponibile anche in rete all'indirizzo: (http://sici.gndci.pg,cnr.it/) solo - ed è questo uno dei tanti motivi della mia ricerca - i geologi hanno ovviamente una scarsa domestichezza con le fonti storiche (archivi, bibliografia coeva e non, etc) e infatti la banca dati che le segnalavo, pur ricchissima per il ‘900, è poi fortemente lacunosa per i periodi precedenti.

Si pone quindi la necessità di creare una interdisciplinarità tra due saperi (“scientifico” e “storico”) che in passato, nonostante i frequenti inviti alla interdisciplinarietà, raramente hanno dialogato.

Comunque, se lo desidera, sarò ben lieto di inviarle copia dei miei futuri lavori (verso la fine dell'anno dovrebbe uscire un mio “articolo”).

Ringraziandola nuovamente e scusandomi per la prolissità di questa mia risposta, la saluto cordialmente.

Walter Palmieri
C.N.R. Istituto di Storia Economica del Mezzogiorno
Area di Ricerca di Napoli
Via P. Castellino, 111
80128 NAPOLI

Oramai le immagini trasmesse dalle varie reti televisive nazionali e internazionali ci mostrano quotidianamente gli effetti drammatici che sistematicamente si abbattono nelle varie località a causa di eventi atmosferici con in primis le alluvioni. Ci siamo talmente abituati ad assistere a tali tragedie, quasi da essere considerati “disastro‑dipendenti” dalle calamità e che in ognuno di noi alberga il pensiero e la speranza che tutto ciò non debba mai succedere nel nostro territorio. Ma non è così e a comprovare l'esistenza di gravi problemi geologici nel territorio italiano esistono diversi studi geofisici dove i fenomeni catastrofici alluvionali e franosi hanno una continuità storica impressionante almeno a partire dalla seconda metà del XVIII secolo in coincidenza (non a caso) con la rottura della dinamica demografica “malthusiana” e l'espansione dell'economia su territori prima vergini, tramite disboscamenti, etc. Orbene, nel nostro territorio, due importanti fiumi attraversano la Bassa pianura prima di sfociare in laguna e nel mare: lo Stella e il Tagliamento. Nel corso della loro storia hanno registrato numerosi straripamenti e alluvioni causando ingenti danni nell'immediato e gravi problemi per lo sviluppo economico‑sociale del territorio per il futuro. Da sempre i giornali si sono occupati di questi disastrosi eventi naturali descrivendone i danni causati e anche le varie prospettive per risolvere la questione. Quindi sono oltre centocinquanta anni che la stampa pubblica proposte, progetti e relazioni, ma invano si è potuto raggiungere sino ad oggi l'obiettivo principale e cioè quello di una comprovata sicurezza di Latisana. Per la verità sono stati eseguiti diversi lavori in questi ultimi venticinque anni e che senz'altro una speranza in più è stata data alla causa, senza però addivenire ai primari progetti: la diga di Pinzano e le Casse di espansione, anzi sono tasti dolenti e che hanno creato numerose reazioni alle popolazioni del luogo. In quasi cinquant'anni dall'ultima alluvione (1966) di politici ne sono passati tanti e tutti con promesse certe. Ma abbiamo visto i risultati e pubblicare tutti i resoconti sarebbe uno scempio fatto alla foresta di turno. Prendendo spunto dell'intervento del Governatore della Regione F.V.G., on. Renzo Tondo, a Latisana, il 22 gennaio 2010, dove sottolineava che era impossibile non aver risolto ancora il problema Tagliamento a causa anche di una miriade di intrecci fra enti interessati, ha tuonato circa così: “Abbiamo risolto la terza corsia dell'autostrada A4 con la nomina di un commissario e anche per la soluzione del Tagliamento deve essere nominato un commissario ad hoc”.

Nel marzo 2010 anche l'assessore regionale all'Ambiente Elio De Anna intervenne in consiglio comunale a Latisana per parlare di soluzione del Tagliamento e di preparare un piano finale entro quattro mesi (M.V. dell'11 marzo 2010).

Sono passati però altri cinque anni e di concreto abbiamo visto innalzato solo il ponte ferroviario e alla fine del 2014 un dragaggio e pulizia della vegetazione di fronte all'abitato di Latisana e San Michele al Tagliamento.

Ma per rinfrescare la memoria riportiamo un po' la cronistoria delle principali inondazioni del Tagliamento.

Le inondazioni del Tagliamento dal 589 al 1966

Le inondazioni e gli allagamenti causati dalle acque dei fiumi, quando queste oltrepassano le difese naturali o artificiali sono sempre state, lungo il corso della storia, oggetto di menzione e di cronaca.

È grazie a queste menzioni e cronache che noi ora possiamo avere un quadro sufficientemente chiaro di questo fenomeno.

In Friuli, le inondazioni causate dai fiumi, in particolare dal Tagliamento, sono una delle principali calamità naturali. Infatti, fra le principali calamità naturali verificatesi in Friuli dal 1542 al 1918, le alluvioni sono al terzo posto dopo le carestie e le epidemie.

Le inondazioni qui riportate sono state desunte in parte da pubblicazioni edite e in parte da documenti inediti. Va per altro detto che nella presente elencazione non sono presenti le piene del fiume contenute dalle difese naturali o dagli argini. Le fonti edite di cui ci siamo particolarmente avvalsi sono: Diacono P., Historia Langobardorum; Palladio G.F., Historia della provincia del Friuli; Ciconi G., Udine e la sua provincia e Dalle principali inondazioni friulane; Morossi C., Documenti sulla parziale distruzione di Latisana; Sbaiz A., Il Tagliamento presso la villa di S. Paolo. Nel 589 vi furono piogge torrenziali nella Venetia i cui effetti fecero pensare ad un vero e proprio diluvio. Forse in quell'occasione anche il Tagliamento straripò.

Nel 1275 ci fu una grande inondazione del Tagliamento e di tutti i fiumi friulani con gravi danni alle semine agricole.

Un'altra grave inondazione si verificò nel 1321. L'8 settembre 1327 la furia delle acque costrinse gli abitanti di San Paolo e di Morsano a rifugiarsi sui tetti delle case e sugli alberi.

Nel 1338 altra inondazione. Quella del 1388 recò immensi danni. Nel 1430 il fiume straripò fra Ospedaletto e Osoppo allagando tutta la pianura compresa fra Gemona, Artegna, Buia e Susans. Di nuovo nel 1440 straripò invece presso il paese di Bugnins e danneggiò la chiesa di San Paolo al Tagliamento. Altra inondazione avvenne nel 1446. Nel novembre del 1450 allagò Valvasone e Portogruaro.

Nel 1460 il Tagliamento entrò nel fiume Varmo ed allagò le campagne di Canussio e Fraforeano.

Quella del 1492 abbatté la chiesa matrice di Madrisio di Varmo. Nel 1565 straripò nei pressi di Cordovado allagandolo e minacciò Portogruaro. Nel 1571 e 1574 le inondazioni recarono gravi danni al paese di San Paolo dove demolì alcune case.

Nella seconda metà di settembre del 1578 inondò Latisana. In quell'occasione il capitano intimò agli abitanti del borgo del porto e di S. Antonio che entro il primo ottobre avrebbero dovuto pulire le strade davanti alle proprie abitazioni riducendo in monte a mezo la strada il fango et biata della inondation del Tagliamento.

Una seconda alluvione viene riportata da un documento dell'Archivio di Stato di Udine, datato 26 novembre 1578. 1578, Adì 26 novembre. Nella notte di venere nel entrar di sabato a hore sette fatta montana grande oltre modo, il Tagliamento rompete alla riva del passo in Latisana, et con grand'impeto l'acqua viense in Latisana, et tutta con le case inondò con grandissimo spavento, et le case erano sommerse più d'un passo.

Nel 1592, in seguito alla ennesima alluvione, gli abitanti di Belgrado furono costretti a rifugiarsi ad Ariis e in altri paesi vicini.

Quattro anni più tardi straripò presso Rivis; Varmo e Madrisio ebbero diroccati i loro castelli mentre quello di Belgrado fu danneggiato solo in parte. Alla destra allagò buona parte del territorio di Spilimbergo e molti altri villaggi. In quell'occasione il fiume si aprì un varco, iniziato tempo prima, a oriente di San Paolo che in seguito verrà a trovarsi circondato dalle acque assieme ai casali di Bolzano e Mussons. Nel 1597 causò seri danni alla chiesa e all'antico ospizio detto di S. Giovanni di Rodi in località Volta presso Ronchis.

Il 16 febbraio 1598 abbatté in modo irreparabile la chiesa e l'ospizio sopraddetti. Nel 1612 l'impeto delle acque scavarono un alveo nelle campagne tra Madrisio e Sella inondando terre e villaggi andando a scaricarsi poi nel fiume Stella.

Il 25 ottobre del 1625 straripò all'altezza del passo del Tagliamento a Latisana, facendo diversi danni. In quell'occasione inondò pure Cesarolo e San Mauro. Nel 1632 asportò un tronco di argine nella località detta Volta a sud di Latisana con conseguente inondazione della zona circostante. La detta località subì altre inondazioni nel 1665, 1671, 1686 e nel 1692.

Nel 1636 una ennesima inondazione asportò una casa a San Paolo. Nel 1640 distrusse il villaggio di Rosa posto alla sinistra del fiume.

Quella del 1678 abbatté la chiesa di San Mauretto dedicata ai santi Bellino e Mauro. Il primo novembre del 1682 un'eccezionale inondazione spazzò via il raddrizzamento, o drezzagno eseguito dagli abitanti di Ronchis per salvare il paese dai continui danni provocati dal fiume.

Nel 1691 straripò in località Masatto a sud di Latisana con inondazione della zona circostante. Il 4 ottobre 1692 in conseguenza della caduta di parte del monte Uda e del formarsi di un lago che improvvisamente precipitò a valle, fu inondata tutta la riva sinistra fino al fiume Corno.

Nel 1703, per timore del Tagliamento, vien demoliata la chiesa di Latisanotta, più volte danneggiata dal fiume, che si trovava a destra, per rifarla a sinistra, più lontana dal suo corso.

Nel 1706 straripò presso Rivis, corse per le campagne di Pozzo e Codroipo, entrò nelle rogge di Passariano e S. Martino e infine allagò Sivigliano e Flambruzzo.

Durante un'improvvisa piena nel 1708 morirono 58 persone di Braulins che andavano al voto della Pentecoste a Ospedaletto. Nel 1715 San Paolo subì un'ennesima inondazione. Altra alluvione si verificò nel 1740 e 1747.

Il paese di San Paolo subì danni anche nel 1743. In quell'occasione fu distrutto gran parte del secondo villaggio di Rosa.

Gravissimi furono i danni provocati dalle inondazioni del 1774 e 1779 a Latisana.

Nel 1800 la furia delle acque distrusse l'intera borgata del Passo a Latisana, che, secondo alcune testimonianze, era composto di 18 case. In quell'occasione, sempre a Latisana, crollarono oltre 90 case. Altri danni furono provocati a San Paolo, Mussons e Fraforeano.

A Fraforeano, stante a una nota dell'allora parroco Giovanni Gasparini la montana del Tagliamento sormontò il terzo gradino della sua canonica.

Latisana subì un'altra inondazione nel 1809. Nel 1810 tracimò e inondò la località Case Brusade in Comun San Michele al Tagliamento.

Nel 1812 squarciò l'argine in località Mucose presso Canussio, nel 1813 e 1815 inondò la località Picchi a sud di Pertegada, nel 1820 ci furono due rotte in località Muccola a sud di Ronchis. Di conseguenza furono inondate Latisanotta, Latisana e vaste zone adiacenti. Disastrosa più del solito fu quella del 1823. Da Madrisio a Pertegada vi furono più di 50 rotte in entrambe le sponde. Gravi danni furono segnalati a San Paolo, Carbona, Belgrado e Fraforeano, ove sorpassò il quarto gradino della scala della canonica.

Altra inondazione si verificò nel 1825: vi furono tre rotte a S. Mauro e una a sud di Ronchis.

Il 20 dicembre del 1844 l'impeto di una gran piena rovesciò al passo di Braulins un'imbarcazione con 28 persone le quali perirono tutte.

Tremenda fu definita la piena del 1847 che provocò molti danni ai paesi di Biauzzo e di Rosa.

Straordinaria e repentina fu definita la piena del 1851 (a Latisana in poche ore l'acqua crebbe più di 8 metri dal livello ordinario). La popolazione di Osoppo fu costretta a rifugiarsi nella fortezza. La violenza delle acque squarciò in vari punti gli argini di Rivis, distrusse due campate del ponte della Delizia e provocò altri numerosi squarci in ambedue le sponde. Nella bassa pianura, pochi furono i paesi che non ebbero l'inondazione: Fraforeano ebbe allora un metro d'acqua. Le acque, riuscite nella parte destra corsero fino al Lemene e quelle della sinistra corsero fino allo Stella. In quell'evento gli abitanti di Latisana, minacciati da ogni piena ansiosi e trepidanti miravano la gran massa delle acque e speravano nelle molte rotte avvenute sopra e sotto quella terra.

Il 28 ottobre 1882 le acque del Tagliamento in piena fecero nove squarci negli argini, di cui cinque da Madrisio a Ronchis e quattro da S. Michele a Cesarolo.

L'abitato di Ronchis subì i più gravi danni della sua storia conosciuta. Infatti, alle 18.30 del 28, fu provocata una rotta di 217 metri a nord del paese; e un'altra di 66, proprio di fronte al paese, fece crollare 25 case e ne lesionò altre 170. Fu pure danneggiata la chiesetta di S. Libera dove la furia delle acque atterrò i muri perimetrali lasciando miracolosamente in piedi solo l'altare. La gente terrorizzata trovò rifugio nella chiesa parrocchiale e nel campanile siti nel punto più elevato del paese. Anche Latisanotta ebbe due case crollate e due danneggiate. Ingenti furono pure i danni causati nelle campagne sia alla sinistra come alla destra del fiume.

La piena del 1896 fu definita la più grande del secolo: ci fu un grande squarcio a sud di Latisana in località Masatto. Gorgo, e di conseguenza Pertegada e Bevazzana, furono inondati, con grave rovina delle campagne coltivate e con perdita di numerosi animali. La gran massa d'acqua superò anche l'argine cosiddetto del Turco, situato al confine tra il comune di Latisana e quello di Precenicco, con conseguente allagamento di molti terreni anche di quel Comune. A proposito di quest'inondazione, va ricordato ciò che ebbe a riferire Livio Zanello nel dicembre del 1966 al cronista de «La Vita Cattolica» Aldo Pascolo. Quegli ha affermato, infatti, che alcuni latisanesi, per salvare la cittadina, ruppero l'argine al Masatto. Non si seppe chi eseguì il taglio, ci furono solo sospetti. Sta di fatto che gli abitanti del Gorgo per un bel po' di tempo ad ogni piena misero a guardia degli argini alcuni uomini armati di schioppo.

Il secolo XIX si concluse fortunatamente senza ulteriori esondazioni.

La prima esondazione del secolo scorso accadde il 22 settembre 1920. A subirla fu San Giorgio al Tagliamento: alle ore 14 del 22 l'impeto delle acque asportò l'argine per 64 metri, abbatté sei case e ne danneggiò altre 17. L'acqua raggiunse in paese i 3 metri di altezza. Gravi furono anche le perdite di animali e di cose. Furono anche asportati i ponti in legno di Madrisio e Bonzicco (presso Dignano), danneggiato fu pure il ponte della Delizia.

Nei pressi di Codroipo, inoltre, morirono annegate due persone. Altra inondazione si ebbe il 10 ottobre del 1933 all'altezza del Terzo bacino a sud di S. Michele e che causò solamente danni alle campagne.

Per dovere di cronaca, non avendo altri riscontri, vogliamo citare una notizia contenuta in un articolo comparso sull'«Avanti» del 19 settembre 1965 a firma di Pietro Pascoli dove si dice che durante l'eccezionale piena del 1942 furono praticate due aperture negli argini a valle di Latisana agevolando lo scarico delle acque nella laguna, sottraendo la città e le zone con termini ad ogni pericolo.

Le due ultime inondazioni, sono state paragonate, per irruenza e vastità, al diluvio descritto da Paolo Diacono nel 589.

L'inondazione del 1965 causò la più grave perdita di vite umane (almeno dai dati storicamente in nostro possesso). Infatti le vittime furono ben 11 di cui tre di Latisana e due straniere.

Nel 1966 le vittime furono quattro. La rotta verificatesi sulla destra a nord di S. Paolo inondò i territori di Carbona, Mussons, S. Paolo e Saletto. Quella tra Madrisio e Varmo sulla sinistra, inondò i territori di Varmo, Cornazzai, S. Marizzutta, Teor, Campomolle, Madrisio, Canussio, Fraforeano e Ronchis in parte. Quella verificatasi a Latisana, inondò Latisanotta ed in seguito al deflusso delle acque anche Palazzolo, Precenicco, Gorgo, Pertegada e Bevazzana per un totale di 12.000 ettari.

Un po' di storia e cronaca recente

Il 10 novembre 1985, al politeama Odeon di Latisana si tenne il Convegno “Tagliamento - Dopo 20 anni nessuna sicurezza”.

Parteciparono l'ing. Roberto Foramitti, il presidente della Regione F.V.G. Adriano Biasutti, l'assessore Tomassini in rappresentanza della Regione Veneto, il dr. Pasquale D'Agostino in rappresentanza del presidente del Magistrato delle Acque, l'on. Castiglione, il sindaco di Latisana Sergio Simonin e il vice Orlando Fantin.

Il teatro Odeon era gremitissimo e al di fuori una marea di agricoltori intervenuti con i trattori e altre macchine agricole. Ci sono gli atti di quel convegno di quasi cento pagine dattiloscritte.

Fra i passaggi più rilevanti, oltre a quello tecnico dell'ing. Foramitti, a onor di cronaca, ho stralciato alcuni passi fondamentali dei seguenti oratori.

Biasutti rileva che oggi (il giorno del convegno 10.11.1985) il clima è molto cambiato in quanto nel 1978, quando appena eletto assessore ai LL. PP., corse a Forgaria a presentare uno studio assieme ai tecnici: non gli fu nemmeno consentito di parlare. Nota che finalmente si è svegliata anche Latisana e si è svegliata la Bassa friulana.

Rileva le tappe fondamentali degli studi della Commissione e nota in sala la presenza di altri esperti che hanno partecipato ai lavori e che hanno lavorato in piena libertà. Personalmente dice che va bene sia l'invaso di Pinzano che le casse d'espansione purché queste siano fattibili e consentano la sicurezza a valle e non creino danni eccessivi alle popolazioni a monte…

Tutte le forze politiche si sono dichiarate contrarie alla proposta di risolvere i problemi attraverso la diga…

Chi invece era propenso per le casse d'espansione. Se noi dobbiamo scegliere la via delle casse d'espansione dobbiamo fare queste cose… Anche se qualche influente amministratore regionale si era dimenticato dei progetti ed era andato ad inaugurare nella zona dell'invaso altra opera pubblica.

Tutti dobbiamo essere consapevoli, ma lo devono essere anche quei miei colleghi di Consiglio Regionale ai quali ho ricordato, ma inutilmente, la vecchia logica della Repubblica Veneta che incarcerava quelli che parlavano d'idraulica impunemente e giudicati come nemici della patria.

Verso la fine del suo intervento: “Se dovessimo fare la scelta delle casse di espansione, non mi concederò più a dibattiti lunghi e defatiganti con altri Comitati. Parleremo con le amministrazioni interessate e faremo in modo che le esigenze vadano al di là del buon senso. Faremo in modo che quella speranza che esiste nella Bassa friulana di avere sicurezza, di poter lavorare, di poter vivere, di poter andare avanti con tranquillità, si possa alla fine realizzare”.

L'intervento dell'Assessore ai LL. PP. della Regione Veneto fra le altre ha evidenziato che dopo aver dato parere favorevole alle portate fissando che 4.000/ 4.500 mc/sec. sono le portate che individuiamo accettabili a Latisana. Noi non vogliamo sottrarci evidentemente a svolgere il nostro ruolo nel campo della sicurezza dal rischio idraulico.

Però, lo diciamo subito, non siamo assolutamente convinti che la foce principale del Tagliamento diventi il Cavrato. Noi non abbiamo nessuna intenzione di fare la muraglia cinese sugli argini del Cavrato, abbiamo un ambiente da tutelare ed è notissima la vicenda che vede nell'area della laguna di Caorle la possibilità e la volontà di realizzare il famoso parco.

Anche il vicesindaco Orlando Fantin, nel suo intervento, forse prevedeva che tutto quel temporeggiare sugli studi in quel di Pinzano rischiava di divenire un modo per guadagnare tempo o per spostare il problema. E non aveva tutti i torti.

Dopo lo scampato ennesimo pericolo alluvione di sabato 22 giugno 1996, la popolazione latisanese accorse in modo massiccio all'assemblea pubblica sulla “Sicurezza dal fiume Tagliamento”.

Era lunedì sera, 8 luglio 1996. Il teatro Odeon era strapieno. Tutti i politici regionali erano presenti. Promesse! Solamente tante promesse!

Testimone in quella sera tra il 21 e 22 giugno 1996, fra le tante autorità che nervosamente osservavano dall'argine il livello del fiume, l'esclamazione di un ufficiale dei Carabinieri di una frase che suonava circa così: “Ma se hanno già fatto gli studi ed i tecnici hanno individuato una soluzione, impossibile aspettare ancora e star a sentire questo e quel comitato! Se hanno deciso un progetto si devono fare quei lavori e se qualcuno intende intralciare, ostacolare, c'è sempre l'esercito che si può mettere a sorvegliare un'opera dello Stato!”

Nel 1997, la Regione concordò con il Ministero dei Trasporti e le Ferrovie dello Stato l'innalzamento del ponte ferroviario di metri 2,20 al fine di togliere ogni ostacolo al deflusso delle acque. E così dopo 13 anni iniziarono alcuni lavori di rafforzamento del terrapieno della ferrovia e subito dopo seguirono quelli per l'innalzamento del ponte. Infatti il 2 dicembre 2011 il ponte ferroviario venne collaudato.

La proposta del governatore del Friuli Renzo Tondo, ripresa dall'assessore regionale Elio De Anna di chiedere al governo Berlusconi un commissario per il Tagliamento ha fatto insorgere i comitati locali e i sindaci dell'area interessata. L'Associazione A.C.Q.U.A. con sede a Lestans di Sequals (PN) ha sempre combattuto contro le casse d'espansione lavorando a favore della protezione del fiume Tagliamento. Ha chiesto pareri ad esperti come il prof. Stefan Joven di Monaco nel 2004 e il 15 maggio 2010 tenne a Dignano un convegno con la proposta di soluzione di un “ponte laminatoio” da costruirsi a sud del ponte di Dignano in alternativa alle casse di espansione.

Anche i sindaci di Spilimbergo, San Daniele del Friuli, Dignano, Pinzano e Ragogna commissionarono, nell'agosto 2005, alla WL/ DELFT HYDRAULICS una “Simulazione matematica della transizione di un'onda di piena centennale sul medio e basso Tagliamento”.

Come si vede le polemiche continuano all'infinito, mentre i problemi restano, anzi si aggiungono dei nuovi. Infatti, il 27 febbraio 2010, a Palmanova, nella sede della Protezione civile, l'assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi, assieme ai sindaci di Aquileia, Grado, Lignano Sabbiadoro e Marano Lagunare ed al direttore regionale della Protezione civile Guglielmo Berlasso, ha illustrato i primi interventi contro i rischi di ingressione delle acque marine nelle aree costiere più basse del Friuli Venezia Giulia e l'esposizione al rischio idrogeologico delle popolazioni dell'area rispetto ad un evento meteo‑marino critico. Nel settembre 2014 il sindaco di San Michele al Tagliamento Pasqualino Codognotto e il vicesindaco di Latisana Angelo Valvason hanno avuto due incontri a Roma, accompagnati dal capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, prefetto Gabrielli, presso la “Struttura di Missione per il dissesto idrogeologico Italia Sicura” per esporre del rischio idraulico del fiume Tagliamento.

Questa nuova struttura del Governo nazionale voluta dal Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, coordinata dal dott. Erasmo D'Angelis, ha preso atto di tutte le problematiche legate alla pericolosità idraulica di questo irruente fiume alpino puntualmente descritte dai due amministratori. In particolare i rappresentanti dei due Comuni si sono soffermati nell'illustrare il potenziale rischio cui sono sottoposte le rispettive comunità a seguito di eventi di piena che, sempre più spesso, si manifestano senza che alcune opere a monte, ritenute da tutti indispensabili, vengano non solo realizzate ma addirittura messe in discussione se non proprio tolte dalla programmazione regionale.

Terminando, questo travagliato articolo memoriale, stilato in modo conciso, anche perché di cose, fatti e documenti ce ne sarebbero a volontà, lo vogliamo affidare ai lettori, specialmente a quelli giovani, perché saranno loro che dovranno continuare la battaglia per raggiungere i fini di sicurezza della propria città.

Alla luce di quanto esposto ci vien da chiedersi: “Siamo ancora in stato di allerta?” Si spera di no!

Ma l'insufficienza o la mancanza delle opere di manutenzione delle valli e dei corsi d'acqua delle nostre montagne, dove presentano una elevata vulnerabilità in caso di abbondanti piovosità, sommato poi allo spopolamento delle genti della Carnia e del Canal del Ferro, fanno pensare esattamente il contrario.

La sequenza delle immagini di quel dramma avvenuto cinquanta anni fa sarà la verità e il giusto diritto di invocare in primis la salvaguardia della propria vita.

Certamente siamo consapevoli che non si può fare scempio di un bene meraviglioso, donatoci dal Creatore, come in questo caso il “fiume Tagliamento”, ritenuto dall'Unione Europea l'unico fiume “Alpino” rimasto in Europa.

Non si può sperperare denaro pubblico per opere ritenute devastanti e che non offrono nemmeno la garanzia di una sicurezza per gli abitanti rivieraschi della Bassa friulana, ma non si può nemmeno continuare all'infinito con progetti e simulazioni matematiche di transizione di piene centennali accantonando progetti già approvati dagli enti preposti come: Stato, Regione, Magistrato delle Acque, Autorità di Bacino.

Concludendo voglio riportare e rimarcare un passaggio che ho tanto apprezzato, tratto dal saggio dell'ing. Roberto Foramitti: Il Tagliamento è un fiume che deve unire sia la montagna e la pianura, sia ogni area rivierasca. Non devono esserci <<linee>> di demarcazione: tutti devono collaborare per risolvere il problema di fondo della difesa dalle piene e per assicurare poi una corretta e continua gestione dell'intero bacino idrografico.

Confidiamo, pertanto, che la ragione e il buon senso civile abbiano a superare tutte le diatribe che si sono innescate nel tempo e che le varie amministrazioni interessate trovino finalmente quella soluzione, tanto auspicata, che garantisca una sicurezza agli abitanti della Bassa friulana da potenziali future esondazioni, allontanando incubi e pericoli di alluvioni e nello stesso tempo salvaguardino le bellezze che il nostro fiume ci offre, quando è quieto.

Note:

Dal libro Cronistoria della Pieve Abaziale di Latisana. Pag. 123/1965. Note di mons. Lionello Del Fabbro. 1a alluvione 2 settembre 1965.

Mi preparavo a celebrare il 1° venerdì del mese di settembre. Una buona vecchia mi avvicina per dirmi: In queste gravi circostanze che minaccino la vita di Latisana, bisognerebbe esporre il SS.mo Sacramento, supplicandolo a risparmiare a Latisana l'inondazione. E' chiaro che il SS.mo Sacramento non fu esposto perché Dio ha demandato alla nostra intelligenza il prevedere certe calamità. Anche questa che è calata quasi improvvisa su Latisana avrebbe potuto essere evitata. Era da qualche giorno tempo sciroccoso. L'acqua del Tagliamento saliva lentamente. Tutti osservavano ma pochi temevano una rottura, fra quei pochi c'era anche il Parroco che verso le ore 18,30 fece suonare le campane in segno di grave e imminente pericolo. Infatti mezz'ora dopo, in mezzo ad una confusione arriva precipitosa l'acqua da una parte e dall'altra della pubblica via.

L'argine era prima sorpassato e poi travolto davanti al campo sportivo ed al parco dei sig.ri Gaspari. Per obbedire agli ordini che venivano impartiti da un altoparlante, ordine che invitava a sgomberare le abitazioni, salii su una macchina di Giovanni Mondolo e via di corsa a Lignano. L'indomani di buon mattino, passando in mezzo al fango, su dall'argine e feci ritorno in Canonica. Grande desolazione, fango e distruzione. Si incominciano a farsi sentire i primi dolori effetti di questa inondazione. Ci furono tre morti causati dall'improvviso sopraggiungere delle acque. Furono colti nella fuga e nella conseguente confusione. Cominciarono le proteste per la mancanza di aiuti. Si fecero comitati locali: ma la politica aumentò le divisioni. Poi lentamente prevalse la ragione e il buon senso le cose si aggiustarono con la divisione fra gli alluvionati di un aiuto venuto dall'Ente Regione Friuli Venezia Giulia di lire 250.000.000. (duecentocinquantamilioni).

Alluvione del 1966

A poco più di un anno di distanza dall'alluvione del 2 settembre 1965, ecco ripiombare su Latisana la 2a alluvione e precisamente la sera del 4 novembre 1966. La descrizione abbastanza particolareggiata di questo secondo tragico avvenimento l'ho esposto in un articolo per un numero unico fatto per il 50° della guerra 1915-18. Detto articolo si trova nella rivista acclusa in questo libro di memorie.

Dopo l'alluvione del 1966

La IIa alluvione, la chiamiamo 2a perché non ricordiamo altri avvenuti durante la nostra vita. E questa seconda alluvione fu più tragica perché sopraggiunse inaspettata ed improvvisa e recò danni improvvisi ed inaspettati. Procurò perciò maggiori danni del previsto quantunque si arrivò a salvare qualche cosa portando ai piani superiori quello che era trasportabile. Dopo di che il fatto ebbe il suo corso normale come è facile immaginare a come era accaduto un anno fa con la prima alluvione, cioè nel settembre 1965.

Nei giorni successivi all'alluvione, quando si facevano più tristi e discordi i pareri della gente del paese per i continui pareri che apparivano discordi, fu fatta un'assemblea di tutti i capifamiglia nel cinema popolare. Ero presente anche io. Fu lì che per un momento di popolare entusiasmo tutti i pareri si posarono sulla mia persona per farmi presidente di quella assemblea e per stabilire le regole conformi alle cose dibattute.

Fu approvato conforme all'originale dibattito. Poi le cose andarono come poterono… Il comitato funzionò come poté per un po' di tempo, poi le cose andarono come prima, come sempre. Per un po' di tempo si riuscì a comandare, poi ognuno fece di motu proprio quello che doveva fare e così si uscì da quel periodo di tempo che fu calamitoso per tutta Latisana e che le portò anche dei vantaggi spirituali che saranno a suo tempo conosciuti.

Capitolo III

Interventi realizzati e ricognizione delle possibili soluzioni progettuali idonee a garantire la mitigazione del rischio lungo l'asta fluviale

di Mario Causero

Abstract

Su richiesta dell'Amministrazione comunale di Latisana e dell'associazione culturale “La Bassa” nella ricorrenza del 50° anniversario dell'alluvione del 2 settembre 1965 ho preparato questo contributo riguardante gli interventi, i progetti e attività che sono stati realizzati dagli Enti pubblici preposti alla salvaguardia della sicurezza idraulica del territorio e da parte di tutti coloro che in vario modo ed a vario titolo hanno contribuito a tale fine.

Il tutto ha inizio negli anni '80 con l'intervento di ricalibratura della stretta di Latisana, finanziato interamente dallo Stato e gestito dal Magistrato alla Acque di Venezia, storico ente istituito nel 1904 e soppresso nel 2014.

Si prosegue poi con gli studi e la pianificazione degli interventi di mitigazione della piena a cura delle regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e dell'Autorità di Bacino dell'alto Adriatico con sede a Venezia.

Viene approvato nel 1997 il Piano Stralcio del Fiume Tagliamento riguardante gli interventi per la sicurezza idraulica del medio e basso corso del fiume.

Nel 1999 viene bandito un concorso per l'incarico della progettazione delle Casse di Espansione che avrebbero dovuto limitare la piena in transito nel basso corso del fiume.

Negli anni 2000 si inizia a realizzare gli interventi di messa in sicurezza degli argini da Ronchis a Latisana con finanziamenti della Protezione Civile mediante l'inserimento di diaframmi all'interno del corpo arginale.

Sempre nello stesso periodo si realizzano interventi di manutenzione straordinaria della sezione di deflusso con asporto della sabbia e della vegetazione arborea che avevano ostruito parte delle golene.

Nel 2010 la Regione FVG ha costituito la Commissione denominata “Laboratorio Tagliamento” per ricercare soluzioni alternative alle non più attuabili “Casse di Espansione”.

Le soluzioni proposte sono state molteplici ma una è stata ritenuta risolutiva per la laminazione dell'onda di piena all'altezza della stretta naturale di Pinzano mediante la realizzazione di una traversa di moderna concezione che riesca a limitare la portata in transito a 4000 mc/s contenendo il volume di invaso a soli 18.000.000 di mc con una quota del massimo livello raggiungibile inferiore a 145,00 m. s.l.m.m. evitando così di allagare il territori urbanizzati.

La Commissione ha ritenuto prioritari e inderogabili i seguenti interventi:

  • a) adeguamento e rinforzo degli argini da Latisana fino al Cavrato;
  • b) sistemazione dell'opera di presa del canale scolmatore Cavrato e del canale stesso (interventi quest'ultimi di competenza della regione Veneto);
  • c) adeguamento e rinforzo dell'ultimo tratto del Tagliamento per renderlo idoneo al transito delle portate residue, in condizioni di sicurezza.

Nell'anno in corso la società di ingegneria Technital Sap di Verona ha predisposto il progetto generale preliminare degli interventi di messa in sicurezza idraulica relativi al medio e basso corso del fiume Tagliamento, su incarico delle regioni Veneto e FVG.

Ora resta l'auspico che al progetto appena redatto segua in tempi certi, la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza del basso corso del fiume Tagliamento, per porre risolutivamente fine allo stato di allerta che angustia gli abitanti di Latisana e non solo.

Dott. Ing. Mario Causero